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Trovare un senso alla crudeltà che si annida nell’animo umano è impossibile.
Perché la razionalità cessa di esistere nel cono d’ombra generato da chi oltrepassa “i confini del male”.
Alcuni crimini sono incomprensibili e inspiegabili, lo abbiamo visto con la strage compiuta alcune settimane fa da un diciottenne in Texas.
Come si può comprendere un ragazzo che entra in una scuola con un fucile d’assalto e uccide ventuno persone, di cui diciannove bambini?
Tuttavia, è necessario conoscere e saper riconoscere le varie sfumature della crudeltà umana, perché non ha senso far finta che non esista o che non ci riguardi direttamente.
Come racconta con lealtà e onestà P.G. Daniel nella sua antologia “I confini del male”: ventitré storie ispirate a fatti recenti di cronaca nera, in cui l’autore dà voce a quelle vittime morte nell’indifferenza collettiva, a un passo da noi, nella casa di fianco.
Perché gli artefici della violenza più spietata spesso non sono mostri, non rappresentano un’anomalia della società, ma sono il frutto della banalità del male che si annida ovunque, scatenata perlopiù da noia, ignoranza, mancanza di empatia.
Ecco perché bisognerebbe conoscere queste storie: per evitare che si ripetano.

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