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In Egitto esistono villaggi in cui nel retrobottega delle sartorie si nascondono saloni di bellezza per sole donne.
Una realtà atipica che l’autrice italo-egiziana J.H. Yasmin descrive nel racconto “Dalia”, tratto dal volume “La mia patria sono io”.
Spesso le sartorie sono un’isola felice in cui le donne possono truccarsi liberamente, provare nuove acconciature, applicare lo smalto sulle unghie, prendersi cura del proprio corpo e aspetto.
Perché un vero salone di bellezza è considerato disdicevole dalla società arcaica e maschilista dell’Egitto dei nostri giorni, in cui si ritiene inammissibile un luogo in cui le donne cerchino di rendersi belle per attrarre “con l’astuzia e in modo deliberato” le attenzioni degli uomini.
Lo sa bene Dalia, una delle nove protagoniste di questo sorprendente volume, che vede fallire il sogno del suo salone di bellezza perché nessuna donna ha il coraggio di entrare.
Per realizzarsi professionalmente, in certi Paesi del mondo, le donne sono ancora costrette a nascondersi e agire lontano da sguardi indiscreti.
Vi è mai capitato di dover fare qualcosa di nascosto, ma che vi fa sentire bene?

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