C’è chi colleziona santini fino a trasformare l’ateismo in una reliquia dimenticata in cantina.
Chi salva piante abbandonate fino a invadere il marciapiede con una giungla urbana.
Chi riempie la casa di pacchetti di sigarette, di sveglie che non suonano, di scarpe solo sinistre, di etichette strappate ai jeans come trofei di caccia.
E poi ci siamo noi.
Con i cassetti che non si chiudono, le cantine stipate, i “mi può sempre servire” accatastati uno sopra l’altro.
“Campionario pazzo di chi accumula cose” di Troglodita Tribe è una raccolta di racconti brevi, fulminanti e spietatamente ironici. Un catalogo umano di ossessioni. Un’esplorazione grottesca e poetica del nostro rapporto con gli oggetti, che non è solo disordine, ma desiderio, paura, nostalgia. Quel bisogno di trattenere qualcosa per sentirsi al sicuro.
Troglodita Tribe – realtà antispecista nata tra recycling art e letteratura – costruisce un mosaico di storie in cui l’accumulo diventa una lente per osservare la natura umana.
C’è chi accumula per amore, chi per rabbia, chi per abitudine, chi per colmare un vuoto. C’è persino chi colleziona pagine strappate dai libri per cancellare una parola dal mondo, e chi colleziona rifiuti e delusioni.
Leggendo, si ride tanto. Ma è una risata che punge.
Perché tra un accumulatore di sveglie e uno di sottobicchieri, tra un frigorifero che implora pietà e una famiglia soffocata dai dischi, ci riconosciamo un po’ anche noi. E capiamo che l’ossessione non è solo patologica: è culturale, sistemica, contemporanea.
“Campionario pazzo” è un libro agile ma densissimo, un piccolo manuale sulla “insospettata ferocia delle cose”.
E alla fine la domanda è inevitabile: anche se ognuno accumula a modo suo, ed è facile lasciarsi prendere la mano, noi cosa stiamo accumulando?
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