Esiste un’età in cui siamo convinti di avere il mondo in pugno, di aver capito tutto. Poi il tempo passa e quella sicurezza si incrina: arriva la consapevolezza che la saggezza è un’illusione e che il tempo, più che risposte, ci regala solo una stanchezza più lucida.
“Nulla di rivoluzionario”, l’opera nata dal sodalizio tra lo scrittore Sandro Di Lorenzo e il pittore Bicio Fabbri, si muove proprio dentro questa frattura: tra le illusioni della giovinezza e il disincanto dell’età adulta.
Con uno stile irriverente che omaggia il flusso di coscienza dei maestri del Novecento, il libro ci trascina nelle vite di Alfio e G, due uomini lontani per età ma sorprendentemente vicini nello smarrimento che provano.
Alfio è un insegnante quarantenne alle prese con tradimenti, nevrosi e un costante senso di fallimento; G, invece, è un ventitreenne paralizzato dalla paura di crescere e di diventare esattamente ciò che teme.
Attorno ai due protagonisti prende forma il ritratto di una società più morta che viva, soffocata da automatismi e obblighi quotidiani che finiscono per svuotare ogni cosa di significato.
“Dovere. Dover avere tutti i vicini rompicoglioni. Dover accettare di non riuscire a leggere. Dover avere fame. Dover non avere fame. Dover avere sete. Dover fare la spesa. Dover svenire a occhi aperti, dover chiudere gli occhi per dormire, per sognare. Dover sognare. Dovere.”
Le parole taglienti di Sandro Di Lorenzo trovano una perfetta cassa di risonanza nelle illustrazioni visionarie di Bicio Fabbri.
Insieme, testo e disegni danno forma a un libro lucido, caotico e contemporaneo, che reagisce a un mondo “ultraconformato”, dove anche molti prodotti culturali sembrano pensati per non disturbare nessuno.
Leggere “Nulla di rivoluzionario” significa accettare il disordine, le contraddizioni e gli errori reiterati che ci rendono umani.
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