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La guerra ha il potere di distruggere le certezze di una vita nell’arco di pochissimi istanti.
Ogni sacrificio, sogno, traguardo e speranza vengono rasi al suolo, distrutti dai bombardamenti; di essi, non restano che macerie.
Chi perde tutto e sopravvive spesso ha una sola scelta: abbandonare quel Paese dove non è più possibile vivere e cercare di ricominciare da un’altra parte.
Un’esperienza che la scrittrice italo-egiziana J.H. Yasmin racconta con cristallina lealtà nella sua antologia “La mia patria sono io”, attraverso le storie e le voci delle donne egiziane di oggi.
Tra queste, Wafaa, madre in fuga dalla Siria martoriata da una guerra di cui ormai non si parla più, nonostante si protragga da oltre un decennio, e che cerca nell’Egitto il proprio porto sicuro.
Quella è la terra in cui è nato suo padre e dove i suoi genitori si sono conosciuti.
Wafaa non è mai stata in Egitto, tuttavia è sicura che sarà il luogo giusto in cui ricominciare. Ma la guerra abbandona i profughi a un destino talvolta più crudele di quello da cui sono fuggiti. Un destino che Wafaa scoprirà sulla propria pelle.
Avete mai provato a immaginare cosa sarebbe la vostra vita se da un momento all’altro un conflitto vi togliesse ogni certezza e tutto ciò che vi appartiene, costringendovi a fuggire verso un destino incerto?

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