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Tutto è scrittura, o quasi tutto.
Tutte le forme d’arte, o quasi tutte, nascono da qualcosa di scritto. Fanno eccezione la pittura e le arti plastiche, sempre che l’artista non prenda nota, come a volte accade, su ciò che intende disegnare, o, non pago delle immagini, non spenda il suo estro anche in forma scritta, come fece Michelangelo Buonarroti, nel cui genio poliedrico rientrava anche la poesia.
L’opera teatrale, prima di essere messa in scena e recitata, viene vergata su carta, prendendo il nome di copione, o di libretto nel caso del melodramma.
Anche la Commedia dell’Arte, per quanto frutto in larga parte di improvvisazione da parte degli attori, si basava sul cosiddetto canovaccio.
Così accade nel cinema come in tutte le altre espressioni audiovisive, che si basano su una sceneggiatura.
Prima del fumetto c’è uno storyboard, in cui battute e scene vengono scritte e descritte dettagliatamente.
Ben al di là dell’ambito letterario di primo riferimento, possiamo perciò comprendere quale estensione e importanza rivesta l’attività della scrittura. Essa rappresenta il primo mezzo con cui l’essere umano cerca di trattenere le proprie idee (dalla natura notoriamente volatile), per riuscire a comunicarle in un secondo momento anche attraverso canali molto differenti rispetto a quella iniziale urgente stesura.
Addirittura la musica, al di là dei testi musicali, parte dalla scrittura, benché sia scritta con un alfabeto tutto particolare, composto di note appuntate su un pentagramma.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
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