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Stavolta proviamo a inquadrare la categoria degli scrittori sotto un punto di vista “politico”.
Il mondo dei letterati si può dividere in due grandi sottoinsiemi: da una parte c’è lo scrittore come leader, dall’altra lo scrittore come capopopolo.
Quest’ultimo è identificabile in quel tipo di autore che segue i gusti del lettore medio anziché tentare di anticiparli.
Esattamente come il politicante che ricerca l’approvazione pubblica per meri fini elettorali, questo genere di scrittore compiace l’acquirente presentandogli storie ripetitive, che non rischino di sconcertarlo ma che, al contrario, lo rassicurino con trame, personaggi e idee che riecheggino ciò che già conosce.
All’opposto si trovano quei colleghi di penna che invece – proprio come leader democratici che cercano di migliorare i propri concittadini, anche a costo di una temporanea impopolarità – amano scombinare le carte, offrendo storie capaci di creare meraviglia, disorientamento, addirittura scandalo.
Il compito che si prefiggono è quello di sperimentare strade nuove, intorbidire le acque, cercare di rinnovare di volta in volta lo stile di scrittura e gli argomenti.
Ai due diversi approcci sembrano accompagnarsi, implicitamente, due differenti considerazioni dei propri lettori e forse, più in generale, dell’umanità: c’è chi li vede come un ammasso di sempliciotti, incapaci di grandi sforzi intellettuali, e chi, più ottimista, li ritiene pronti a migliorarsi attraverso ciò che leggono.
Voi per quale propendete?
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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