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La scrittura è sempre un lavoro collettivo.
Non importa che l’autore scriva, con una frenesia dettata dall’ispirazione del momento, circondato dalla più assoluta solitudine.
Quel che scrive non è mai pienamente farina del suo sacco. Il suo testo non sarà che la rielaborazione finale di idee e parole riferibili a qualcun altro.
I discorsi sentiti dai genitori o dai nonni, magari origliando dalla stanza accanto, le righe lette su pagine scritte da altri, le imprecazioni o i pettegolezzi ascoltati su un mezzo pubblico, una frase particolarmente incisiva afferrata in uno scambio di opinioni in radio o in televisione, quello che ha studiato e quello che ha vissuto, i blateramenti sconnessi di un alcolizzato, le omelie pronunciate dall’alto di un pulpito una domenica mattina, tutto sarà fonte di ispirazione, materiale utile per dare corpo alla sua narrazione, anche se apparentemente molto distante dall’argomento trattato.
Un autore è l’eco di mille voci, oltre che il portavoce dei sentimenti dell’epoca in cui gli è capitato di vivere.
Egli, nel suo piccolo, si rivela sempre come il rappresentante di una fetta di umanità assai più ampia della sua semplice individualità. È la materializzazione di un’intera legione di fantasmi, spesso impalpabile anche per lui, che il lavorio della sua mente riesce a combinare fra loro sino a dare vita a qualcosa di finalmente chiaro e a prima vista originale.
Chi scrive lo fa per conto terzi.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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