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Di solito si pensa allo scrittore, o più generalmente all’artista, come a una figura solitaria, che ama dedicarsi al proprio lavoro anima e corpo, senza distrazioni, soprattutto quelle dovute a eventuali figli.
Le sue pubblicazioni vengono associate alla riproduzione sessuale: i libri sono indicati come figli del loro autore e le difficoltà di scrittura sono paragonate alle doglie del parto.
Forse anche per questo viene da pensare che lo scrittore debba sentirsi già soddisfatto così, che cioè sia la sua produzione letteraria a rappresentarne la figliolanza.
Come ribadisce Nietzsche, che in vita sua si guardò bene dall’avere figli, nel famoso aforisma: “Aut liberi aut libri”: o si fanno dei libri o si fanno dei figli.
In realtà, molti letterati hanno scelto di essere genitori, anche piuttosto prolifici, come Thomas Mann che ebbe sei figli, benché si racconti che, quando scriveva, fosse severamente proibito loro di entrare nel suo studio.
Si dice anche che Carver si sia limitato a scrivere solo racconti brevi perché la presenza dei molti figli non gli avrebbe consentito di esprimersi in forme letterarie più complesse.
Plinio il Vecchio crebbe quale figlio adottivo Plinio il Giovane. Da Dumas padre nacque Dumas figlio. Tolstoj ebbe tredici figli, Dostoevskji quattro, Hemingway tre.
Joyce ebbe due figli. La femmina fu rinchiusa in manicomio, il maschio – come spesso accade – si godette le fortune postume del padre.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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