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Continuiamo la nostra breve rassegna delle figure retoriche più usate e dalla maggiore efficacia semantica.
L’antonomasia si ha quando un nome diventa così famoso da passare a designare un’intera categoria come nel caso di Cicerone, principe del foro nell’Antica Roma, maggior rappresentante letterario del latino classico, che, proprio in forza della sua riconosciuta eloquenza, ha finito per prestare il proprio “cognomen” a chiunque si guadagni da vivere facendo da guida a visite di gruppo in musei o mostre.
L’antonomasia vale anche per i nomi commerciali come nel caso dello Scotch, per esempio, che era inizialmente la marca di un particolare nastro adesivo talmente diffusa da essere passata a indicare l’intero genere merceologico.
L’onomatopea, come noto, è la derivazione di una parola da un suono o rumore. La lingua inglese è fortemente onomatopeica: parole come “ring” o “bang” sembrano riecheggiare abbastanza vividamente l’azione cui si riferiscono.
Tuttavia l’onomatopea, almeno nel nostro idioma, avviene solo allorché il termine possa essere declinato o coniugato come tutti gli altri sostantivi o verbi.
Nel caso di un fonema che imiti una voce o un verso senza articolazioni grammaticali (lo “Scilp! Scilp!” che usa Pascoli per il verso delle rondini) si parla di ideofoni.
L’eufemismo tratta un argomento cercando di smorzarne i toni: “Quella ragazza non è bellissima”. Il suo contrario è il disfemismo: “Angelina Jolie è una cozza” (detto qualche tempo fa da George Clooney).
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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