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Fino a pochi anni fa le librerie erano il rifugio dell’anima, se ci si vuole esprimere in maniera sentimentale.
Migliaia di libri dalle nature più disparate giacevano sopra gli scaffali, celando ognuno il potenziale trasporto in una dimensione parallela.
Accanto ai titoli più venduti, il cliente curioso poteva rintracciare libri meno noti pubblicati da qualche casa editrice di nicchia, il cui testo non di rado si sarebbe rivelato assai più interessante dei contenuti di un bestseller.
Allora nella maggior parte dei casi la libreria era gestita da gente competente, che aveva scelto quel lavoro, magari meno redditizio di altre imprese commerciali, spinta proprio dall’amore per le pagine scritte.
Il libraio era una figura alla quale ci si poteva affidare ciecamente per consigli di lettura che difficilmente avrebbero deluso. Il buon libraio sapeva indirizzare il suo cliente verso una lettura piuttosto che un’altra, cercando semplicemente di capire che tipologia di bibliomane avesse davanti.
Le cose sono molto cambiate.
Ormai dominano le librerie di catene, piene delle ultime pubblicazioni dei colossi dell’editoria nostrana.
Non c’è quasi più spazio per titoli meno popolari, ma con tutta probabilità più meritevoli.
A questo si aggiunga che molti di coloro che ci lavorano sono meri venditori, assunti allo scopo di smerciare un oggetto qualsiasi, che in questo caso è un libro, ma che potrebbe benissimo essere una cassetta di zucchine o una maglietta alla moda.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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