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Per “narratore” si intende la voce del racconto, la descrizione degli eventi fornita dall’autore. Ce ne sono due tipi: il narratore onnisciente e il narratore selettivo. La storia della letteratura è stata dominata per quasi tutta la sua durata dal primo.
È proprio con una prospettiva letteraria come questa che esordisce la narrativa occidentale, attraverso le parole di Omero che dimostra di conoscere tutti gli avvenimenti passati e presenti, ogni luogo, ogni gesto di eroi e dei, persino i loro pensieri.
Per narratore onnisciente si intende infatti un punto di vista quasi divino: lo scrittore, a imitazione del Creatore, costruisce un mondo che domina dall’alto e di cui sa tutto, raccontandoci ogni particolare utile man mano che la trama si dipana.
La modernità invece ha inventato un narratore dai poteri assai più limitati, che spesso si identifica con un testimone direttamente coinvolto nell’azione (il cosiddetto “narratore intradiegetico”), il quale per forza di cose non sa tutto, tanto meno i pensieri e le reali intenzioni degli altri personaggi, e viene a scoprire sempre nuovi dettagli strada facendo, di modo che chi spiega la storia e chi la legge sembrano quasi due compagni di percorso ai quali la verità dei fatti si rivela allo stesso tempo, pian piano, per accumulazione.
Al contrario del suo “collega” onnisciente, questo tipo di narratore è pieno di dubbi, si muove a tentoni all’interno della storia, se ci appare più lacunoso forse però ci è anche un po’ più simpatico.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
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