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“A me danno i diritti d’autore per quel che scrivo e alla Grecia, che ha sparso nel mondo il suo vocabolario, neanche grazie” ha scritto Erri De Luca.
In effetti i Greci, oltre a fondare la filosofia, le arti, le scienze, le principali strutture politiche e, più in generale, l’Occidente come oggi lo conosciamo, hanno donato al mondo una lingua che attraverso i millenni si riverbera tuttora a ogni latitudine e longitudine.
Più o meno ovunque tutti sanno masticare un po’ di inglese, ma se davvero vuoi farti capire da uno straniero che viva agli antipodi rispetto a te e che parli una lingua che deriva da un ceppo completamente diverso dal tuo, vedrai che ti intenderà non appena proverai a pronunciare qualche parola tecnica, e le parole tecniche traggono origine, tutte o quasi, dal greco antico: economia, epifania, megafono, microscopio, eutanasia, entropia…
Ancora oggi se c’è da coniare un nuovo termine legato alla tecnologia, al mondo virtuale o alla fantascienza, si ricorre a quelle antiche etimologie: xenomorfo, cosmonauta, metaverso e simbionte.
Sembra quasi incredibile, se ci si pensa, che il linguaggio di quel remoto popolo, capeggiato da città di poche centinaia di migliaia di abitanti, ci appaia ancora tanto duttile e suggestivo da farci attingere a esso ogni qual volta sentiamo la necessità di inventare nuovi vocaboli che suonino famigliari a tutti gli abitanti della Terra.
Il greco antico è un esperanto interculturale immortale quanto gli dei dell’Olimpo.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
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