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In questa rubrica la scorsa settimana abbiamo tentato di individuare quali siano le principali attitudini gestionali del vero scrittore.
Stavolta invece cercheremo di delineare alcune delle doti tecniche e artistiche di cui non può fare a meno:
– conoscenze di base: maneggiare senza tentennamenti grammatica, consecutio temporum, sintassi, uso della punteggiatura, uso delle d eufoniche;
– gusto: saper scegliere le parole giuste, un’aggettivazione suggestiva ma ridotta al minimo, riuscire a trasmettere le immagini attraverso i termini usati (la figura retorica che prende nome di ipotiposi), restituire la descrizione dell’ambiente e dei dettagli che lo compongono nella maniera più vivida (ekfrasis), tenere sempre presente la sonorità di ogni singolo vocabolo e il suono che i vocaboli danno tutti insieme all’interno della frase;
– memoria: disporre di un bagaglio sufficientemente ampio di notizie utili, particolari storici, letterari e scientifici, impressioni e nozioni legate alla vita quotidiana. Senza ricordi a cui attingere uno scrittore è come un corridore immobile.
Come si può facilmente dedurre, la prima voce di questa breve lista si riferisce a una dote non innata, ma che va appresa attraverso uno studio così attento da renderla efficiente quanto un’attitudine naturale.
Per quel che riguarda il buon gusto e una buona memoria, non c’è nessuno che ce li possa dare se non ne siamo provvisti già alla nascita, tutt’al più si possono affinare o allenare strada facendo.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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