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Come nasce un’idea? E, nello specifico, come nasce un’idea letteraria?
Socrate sosteneva che una volta gli fosse caduta un’idea in testa, proprio mentre era lì schierato sul piede di guerra, quand’era soldato di leva durante la guerra del Peloponneso. Tale immagine rientra nel romantico concetto di ispirazione: un’idea che ci viene infusa dall’alto, passivamente, lasciando a noi il compito di accoglierla come semplici recipienti. Va davvero così? È una lampadina che si accende di colpo?
Fatto salvo che scrivere è più che altro traspirazione, ossia un atto pratico, le idee che supportano e informano l’attività della scrittura non sono mai del tutto originali, ma, a osservarle bene, nascono dalla caotica associazione mentale di pezzi di idee anche molto diverse tra loro. Quasi sempre la loro fucina è il subconscio: stiamo creando senza neanche accorgercene. L’idea utile infine si affaccerà alla nostra coscienza in maniera del tutto simile al corso di un fiume carsico che spunti alla luce dopo aver attraversato chilometri sottoterra.
Solo allora lo scrittore verrà chiamato a sintetizzare quegli stralci di idee, che, una volta ricomposti, formeranno lo spunto narrativo su cui basarsi, nati da un processo mentale mai del tutto chiaro neanche a lui.
Fantasticare è un processo condiviso da tutti gli appartenenti alla specie umana, forse lo scrittore è dotato di una facoltà immaginativa superiore alla media? Certo è che, come in qualsiasi professione, l’allenamento fa la differenza.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
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