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Oggi è la Giornata internazionale contro l’Omofobia, una tara mentale che confidiamo non appartenga a un buon lettore, che si priverebbe altrimenti della migliore letteratura, scritta in gran parte da autori omosessuali o bisessuali, fin dai tempi di Michelangelo Buonarroti o William Shakespeare, che confessavano entrambi nei loro sonetti l’attrazione provata sia per uomini che per donne (per un suo ragazzo di bottega e per Vittoria Colonna nel caso del primo, per un ragazzino di Londra e una prostituta creola nel caso dell’autore inglese).
Sono passati per fortuna i tempi di Proust, che doveva mascherare il proprio rapporto omo-erotico con lo chauffeur di origini italiane trasfigurandolo nel personaggio di Albertine.
Scrittori come Aldo Busi o Pier Vittorio Tondelli già da molto tempo hanno pienamente sdoganato la letteratura omosessuale anche qui da noi senza troppe finzioni, senza strane circonvoluzioni che evitassero di colpire il comune senso del pudore, come si faceva un tempo.
C’è da dire che in società anche molto remote, ma più aperte, come la Grecia classica, una poetessa era già libera di scrivere questi versi (nella traduzione di Quasimodo):
“Mi lasciava piangendo,
e tra molte cose mi disse:
‘Ahimè, è terribile ciò che proviamo,
o Saffo: ti lascio, non per mio volere’.
E a lei io rispondevo:
‘Va’ pure contenta, e di me
serba il ricordo: tu sai quanto t’amavo.
Se non lo sai, ti voglio
ricordare…
cose belle noi godevamo”.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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