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Se per scrittore si intende qualcuno al quale una casa editrice non a pagamento abbia pubblicato almeno una sua opera – come ci azzardavamo a definirlo un paio di settimane fa – la scrittura rimane per lui un’occupazione, magari anche la più importante della sua vita, ma non un mestiere vero e proprio, nella maggior parte dei casi, visto che in pochi, se non addirittura una sparuta minoranza, nella storia della letteratura, hanno campato esclusivamente grazie a tale attività.
Thomas Mann, quando riuscì a emanciparsi finanziariamente per mezzo della sua scrittura, così da poter vivere solo di quella, affermò: «Sono finalmente divenuto un libero scrittore». Rappresenta tra l’altro uno dei rari casi in cui un’altissima qualità letteraria è stata accompagnata dal successo commerciale in vita.
A Dante toccò fare il burocrate di palazzo quasi tutta la vita, tanto per dire. James Joyce visse sempre in bolletta, cambiando spesso residenza e città, in compagnia della numerosa famiglia, quando i conti da saldare si facevano troppo onerosi. Proust e Leopardi non fecero altro che vivere e scrivere, ma questo perché erano entrambi ricchi di famiglia. Italo Svevo lavorava nella fabbrica di vernici del suocero. Beppe Fenoglio teneva i conti di un’azienda vinicola. C.E. Gadda era ingegnere civile.
Il genio incompreso non è soltanto un cliché: più l’autore precorre i tempi e più è difficile che i suoi contemporanei riescano a godere appieno della sua grandezza. Se non sarà un best seller, è facile diventi un long seller, che venderà cioè soprattutto dopo la sua morte, di generazione in generazione, facendo così la felicità dei suoi eredi.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più.)

NON siamo una casa editrice A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it  Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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