Il caffè, luogo sacro della scrittura, è stato spesso un rifugio salvifico per i più grandi scrittori e scrittrici.
Che fosse per sfuggire al caos di una famiglia vivace o per approfittare del calore della stufa durante un rigido inverno, i tavolini dei caffè hanno più volte ospitato manoscritti di fondamentale importanza per la letteratura.
La celebre coppia Sartre-de Beauvoir era solita sedere al Café de Flore di Parigi dalle 9 del mattino per lavorare, chiacchierare e confrontarsi con gli amici fino a sera.
Sartre scoprì per caso quel caffè, mentre cercava riparo dal freddo. Da allora, lo scrittore vi si recò ogni giorno: beveva una tazza di tè allungato con il latte e scriveva per quattro ore filate, instancabile.
La capitale francese, in particolare, sembra aver stretto un sodalizio speciale con la letteratura: durante gli anni ruggenti, Hemingway era un assiduo frequentatore di caffè parigini, dove lavorava ai suoi manoscritti.
Anche James Baldwin subì il fascino di Parigi: nello stesso caffè amato da Sartre scrisse il suo primo romanzo nel 1953.
Ma non sono mancati neppure da noi i seguaci del caffè. Se una mattina di metà anni ’50 vi foste ritrovati al Caffè Mazzara di Palermo, avreste potuto scorgere Giuseppe Tomasi di Lampedusa chino sulle pagine di quello che sarebbe diventato “Il Gattopardo”.
E voi, avete un luogo speciale in cui scrivere?
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