Ogni autore ha i propri riti e anche se sembra solo un vezzo eccentrico, la ritualità aiuta a creare il simbolismo personale dell’artista e a proteggere il suo processo di creazione grazie alla costruzione di un ambiente personale e quasi magico che permette di lavorare in totale serenità.
Toni Morrison, per esempio, pensava che il suo studio fosse popolato da creature magiche, e non permetteva a nessuno di entrarvi per paura che potessero scappare alla vista di un estraneo.
García Marquez, invece, indossava una tuta da meccanico ogni volta che iniziava a scrivere.
Honoré de Balzac, nei periodi in cui componeva più assiduamente, osservava una disciplina ascetica, si manteneva casto e non consumava alcolici. L’unico rito consentito era quello del caffè: ne beveva circa cinquanta tazzine al giorno.
Thomas Mann, ogni sera, riuniva la famiglia per leggere ciò che aveva scritto durante la giornata e discuterne insieme, e spesso accoglieva i consigli di moglie e figli.
Antonio Tabucchi amava scrivere su particolari quaderni con la copertina nera e la costola rossa. Quando in Italia smisero di venderli, lo scrittore prese l’abitudine di recarsi fino a Lisbona per procurarseli.
E voi, avete dei riti a cui non potreste mai rinunciare quando scrivete?
(Pensierino del giorno per lettori e scrittori: se vi piace questa rubrica, vi piaceranno anche i libri che pubblichiamo. Venite a trovarci sul nostro sito popedizioni.it)
(Pensierino della notte: bisogna scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.




