Samuel Johnson (1709-1784) è stato uno dei più illustri critici e letterati inglesi.
Ma insieme al suo alto profilo istituzionale, in Johnson conviveva uno spirito eccentrico.
Una delle sue passioni più grandi furono le soffitte, cui dedicò diverse pagine sulla sua rivista culturale – “The Rambler”.
Nel 1740 prese in affitto, a Londra, una stanza all’ultimo piano di un edificio che oggi, rimasta inalterata, è diventata il Dr Johnson Museum.
In quell’ambiente spoglio e modesto e con l’aiuto di sei copisti, Johnson assemblò il colossale “Dizionario della lingua inglese”, pubblicato nel 1755.
In uno dei suoi articoli, “I vantaggi di vivere in soffitta”, il letterato affermava che quelle stanze fossero il luogo migliore per scrivere, non tanto perché costavano poco o perché erano lontane dai passanti “che parlano sempre di birra o di cappotti”, e nemmeno per il panorama che offrivano.
Il primato delle soffitte come luoghi di creazione letteraria era da imputarsi, diceva Johnson, al fatto che “chi si occupa di letteratura risiede di solito ai piani più alti”, portando come esempio le Muse, che abitavano la cima del Monte Elicona.
Ciononostante, l’autore ammetteva: “Che una soffitta renda ogni uomo un genio, sono ben lungi dal pensarlo; conosco certi idioti che rimarrebbero tali perfino in cima alle Ande o sul picco più alto di Tenerife”.
E voi, avete mai subìto il fascino delle soffitte?
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