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“Un romanzo è una lunga confessione” scriveva Thomas Mann. E, in effetti, chiunque si metta davanti a una pagina bianca sa quanto la sincerità intellettuale sia fondamentale. Scrivere è mettere a nudo una parte di sé. Alcuni scrittori, però, hanno preso questa metafora alla lettera.
Victor Hugo, autore di capolavori immortali, aveva un metodo di scrittura singolare: lavorava completamente nudo, non per eccentricità, ma per disciplina. Lo scrittore francese era solito spogliarsi dei propri vestiti per poi farli rinchiudere dal domestico in un baule.
Questa insolita abitudine gli serviva per evitare qualsiasi tentazione di uscire di casa, distraendosi dal proprio lavoro.
La scrittura non vive solo di ispirazione, ma di rigore. E Hugo aveva capito che per portare a termine un’opera immensa come “I miserabili” serviva una disciplina ferrea.
In effetti, la dedizione e la concentrazione contano più dell’ispirazione, quantomeno sulla lunga distanza, e ognuno le coltiva a modo proprio.
Virginia Woolf, per esempio, amava scrivere in piedi per non distrarsi, Marcel Proust per isolarsi aveva fatto insonorizzare la sua stanza di Parigi, e Vladimir Nabokov preferiva scrivere rinchiuso nella sua automobile.
Cambia il modo, ma il concetto è lo stesso: la scrittura è dedizione e la creatività non è un lampo improvviso, ma il frutto di un’ostinata fedeltà al proprio lavoro.
E voi? Quale tecnica usate per tenere a bada le distrazioni?
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