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Margaret Atwood è una delle autrici più note in Italia grazie al suo celeberrimo romanzo “Il racconto dell’ancella”. Preceduto, in realtà, da molte altre opere, il romanzo ha diffuso le posizioni femministe dell’autrice anche tra il grande pubblico.
Nel corso della sua lunga carriera, Atwood ha dato consigli di scrittura ad aspiranti scrittrici e scrittori: “Alzati e vai a cercare la tua illuminazione”, diceva, esortandoli a immergersi nel lavoro per trovare una voce narrativa autonoma e originale.
Rimanere in attesa che si compia il miracolo dell’ispirazione, infatti, serve soltanto a perdere tempo e aumentare l’insicurezza.
Spesso sottolineava l’importanza della routine nel lavoro dello scrittore, fatto di costanza, orari, regole e non di ispirazione, sregolatezza e assenza di continuità. E ripeteva che “si impara a scrivere leggendo le vecchie storie classiche, perché quelle storie sono state le basi per molti scrittori prima di te”.
La Bibbia, la mitologia greca, i romanzi classici, le fiabe dei fratelli Grimm sono alcune delle opere di riferimento per l’autrice canadese, perché contengono un intreccio laborioso di storie, personaggi e trame. Solo leggendole e rileggendole è possibile carpirne insegnamenti e segreti, frutto di anni di lavoro e sacrificio.
Per scrivere un buon libro, infatti, servono talento e dedizione in ugual misura. Solo il talento, per quanto brillante, non è sufficiente.
(Pensierino del giorno per lettori e scrittori: se vi piace questa rubrica, vi piaceranno anche i libri che pubblichiamo. Venite a trovarci sul nostro sito popedizioni.it)
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