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Simone de Beauvoir è conosciuta per aver scritto “Il secondo sesso”, il saggio monumentale che per molte femministe ha rappresentato la porta d’accesso all’emancipazione e alla libertà.
Ma Simone de Beauvoir ha scritto anche romanzi, autobiografie e racconti. Parlando del suo rapporto con la scrittura sottolineava due aspetti fondamentali.
Il primo è la fatica: le virtù scoraggianti che il mestiere di scrivere richiede sono, infatti, la pazienza, la perseveranza, la capacità di affrontare le giornate in cui le parole non arrivano e ci si ritrova seduti per ore davanti a una pagina bianca.
O, magari, non si riesce nemmeno a stare seduti. Simone de Beauvoir, per esempio, aveva l’abitudine di iniziare tardi, la mattina, perché prima delle dieci non riusciva a mettersi al lavoro.
Il secondo aspetto è la solitudine: perché scrivere è un’attività solitaria, che si affronta immaginando il pubblico che prima o poi leggerà le nostre parole.
Una piccola contraddizione di questo bellissimo mestiere: si scrive in solitudine e con fatica affinché il frutto di tanto sforzo venga accolto con piacere da una comunità il più possibile ampia.
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