Prima che esistessero computer, app o software per scrivere, il celebre autore Vladimir Nabokov aveva già trovato un metodo geniale per organizzare le sue storie: le famose schede di carta.
Ogni paragrafo, ogni passaggio, ogni pensiero veniva scritto su un cartoncino separato. Un solo cartoncino per ogni breve unità di testo, così da poter mescolare e riordinare le schede, costruendo il romanzo come un grande puzzle. Una forma di scrittura non lineare, ma modulare e flessibile.
Questa tecnica gli permetteva di lavorare su singole idee senza perdere la visione d’insieme, di ripensare l’ordine degli eventi e di seguire la propria ispirazione senza costrizioni temporali o narrative.
Nabokov stesso ammetteva: “I miei libri non nascono, vengono montati”. Anche i suoi capolavori, come il celebre “Lolita”, hanno origine da questo mosaico di frammenti che prendevano vita solo unendosi tra loro.
Il metodo, infatti, riflette i meccanismi con cui funzionano la memoria e la percezione: non sono lineari, si attivano sulla base di ricordi, immagini ed emozioni che si intrecciano. Per Nabokov, scrivere era un processo di costruzione paziente e ricercata per dare a ogni elemento la giusta collocazione.
Un consiglio? Almeno una volta provate a scrivere sovvertendo l’ordine e le regole comuni. Non sempre un buon incipit arriva per primo.
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