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Un tempo si chiamava “correttore di bozze” o, nel brutale gergo delle case editrici, “negro”, in quanto chiamato a svolgere i lavori redazionali più faticosi e peggio pagati.
Era colui che lavorava nell’ombra, per ottimizzare il testo di chi poi ci metteva la firma. Oggi ha assunto il nome più rispettoso di “editor”, e, insieme all’anglicismo, ha incominciato a rivestire un ruolo via via sempre più importante, fino a diventare la figura cardine dell’attuale editoria.
All’editor è richiesta una serie di professionalità in continuo incremento: fa scouting, scova il buono che si nasconde in uno scritto ancora grezzo, adegua il testo che gli viene sottoposto finché non sia pronto per andare in stampa, il più delle volte nel rispetto dell’autore, in caso di accentuata megalomania stravolgendolo sino a diventarne lui il vero occulto artefice finale.
Il timore che talora può cogliere un osservatore esterno è che l’editing si sia standardizzato da anni su canoni facilitati, sperando forse di venire in tal modo incontro ai gusti di un ipotetico lettore medio. Si preferisce la paratassi all’ipotassi, per esempio, una terminologia comune a una più ricercata, la banalità allo sperimentalismo, ciò che è collaudato a ciò che è innovativo. Però un’operazione del genere quanto può durare ancora?
La letteratura ha necessità di rivoluzioni sempre nuove, il lettore stesso può venire stimolato maggiormente da qualcosa di inusitato piuttosto che dalla solita minestra, ormai allungata a dismisura.

(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)

NON siamo una casa editrice A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it  Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie infinite.

 

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