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Scrivere è una libera scelta. Per Thomas Bernhard – uno dei più grandi autori europei del Novecento, memorabile per lo stile caratterizzato dalla reiterazione e per lo sguardo spietato sulla realtà – non lo è mai stata.
Nella sua visione, lo scrittore non è un artigiano che costruisce storie, ma qualcuno che è costretto a impugnare carta e penna per sopravvivere senza impazzire.
Spesso, infatti, la scrittura nasce dal fastidio verso il mondo, dall’osservazione critica della società e dall’irritazione per la stoltezza umana – elementi centrali nei suoi romanzi.
Molte delle sue opere sono costruite come lunghi monologhi indiretti: un metodo che gli ha consentito di scandagliare ogni anfratto psicologico ed emotivo dei personaggi, superando la narrazione tradizionale.
Per Bernhard, la letteratura non può limitarsi a un mero esercizio di stile, ma deve spingere il pensiero all’estremo, per comprendere anche gli aspetti meno visibili della realtà.
Perché la scrittura non serve a spiegare il mondo, ma a smascherarne l’assurdità, facendo da contrappunto al decadimento che avanza.
E voi, scrivete perché non potete farne a meno?
(Pensierino del giorno per lettori e scrittori: se vi piace questa rubrica, vi piaceranno anche i libri che pubblichiamo. Venite a trovarci sul nostro sito popedizioni.it)
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