Si tende a immaginare la scrittura come un’attività mentale, lontana dalla fatica fisica. Eppure, la prosa luminosa di Manuel Vilas ci ricorda il contrario: scrivere è un lavoro concreto, che prende forma nel corpo prima ancora che nelle idee.
La cifra di Vilas nasce proprio da questo paradosso: una lingua apparentemente essenziale, quasi spoglia, che è in realtà il risultato di uno scavo continuo e paziente.
In questo processo la memoria ha un ruolo decisivo: non è un archivio del passato ma uno spazio vivo, da cui lo scrittore richiama ciò che chiede di essere raccontato.
Scrivere diventa un varco nella memoria, un processo che coinvolge tutto il corpo: tornare nel punto in cui esperienze ed emozioni si sono sedimentate e sostarci abbastanza a lungo da permettere alla lingua di raggiungerle.
Per questo non sempre la scrittura coincide con l’armonia. A volte procede in modo irregolare, inciampa, torna indietro; si avvicina lentamente a una verità impossibile da raggiungere in fretta e che comporta, inevitabilmente, fatica.
Per chi scrive è un promemoria prezioso: la scrittura è un esercizio di resistenza, che chiede di soffermarsi su ciò che ancora non è chiaro, finché le parole giuste si delineano.
E voi? Continuate a scrivere anche se le parole tardano ad arrivare?
(Pensierino del giorno per lettori e scrittori: se vi piace questa rubrica, vi piaceranno anche i libri che pubblichiamo. Venite a trovarci sul nostro sito popedizioni.it)
(Pensierino della notte: bisogna scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.




