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Ágota Kristóf diffidava dalle formule semplici per diventare scrittori. Eppure, nel suo romanzo “L’analfabeta” ci lascia uno dei consigli più limpidi che si possano ricevere: “Prima di tutto, naturalmente, scrivi”.
Detta così sembra una banalità. In realtà, per Kristóf significava qualcosa di molto concreto.
Fuggita dall’Ungheria nel 1956, arrivò in Svizzera senza conoscere il francese, la lingua in cui avrebbe poi scritto i suoi capolavori.
Per anni compose testi teatrali e racconti. Alcuni vennero rappresentati da compagnie amatoriali, altri trasmessi in radio; molti restarono inediti.
Lei, però, continuava a scrivere.
Nelle sue pagine non c’è alcuna mitologia dell’ispirazione, ma un’idea della scrittura come esercizio di pazienza e ostinazione: scrivere, tagliare, correggere, eliminare il superfluo e ricominciare.
Quando terminò “Il grande quaderno”, due editori lo rifiutarono; il terzo le telefonò per dirle che da anni non leggeva nulla di così bello.
Quel romanzo sarebbe diventato una delle opere più importanti del Novecento.
La lezione che ci lascia, però, non riguarda il successo editoriale, ma tutto ciò che viene prima.
Si diventa scrittori molto prima di essere pubblicati: quando si continua a scrivere, anche se non interessa a nessuno.
E voi, riuscite a conservare fiducia in quello che scrivete anche nei momenti di incertezza?
(Pensierino del giorno per lettori e scrittori: se vi piace questa rubrica, vi piaceranno anche i libri che pubblichiamo. Venite a trovarci sul nostro sito popedizioni.it)
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