Ursula K. Le Guin mal sopportava che i consigli di scrittura si trasformassero in dogmi anziché rimanere strumenti.
Firma di capolavori come “La mano sinistra del buio” e “I reietti dell’altro pianeta”, Le Guin concepiva la narrativa come un terreno pulsante, impossibile da ingabbiare in formule prestabilite.
Per questo diffidava del consiglio più abusato nei corsi di scrittura: “Show, don’t tell” (“Mostra, non raccontare”).
Non perché fosse sbagliato, ma perché applicarlo senza intelligenza rischia di impoverire il testo.
Per timore di “spiegare troppo”, molti autori finiscono per non raccontare più nulla, privando le scene di spessore e silenziando la propria voce narrante.
Ma la letteratura vive anche di ritmo, ellissi e digressioni.
Può indugiare per tre pagine su un singolo pomeriggio o, al contrario, condensare la complessità di un decennio in un’unica riga.
La sfida, quindi, non è scegliere tra mostrare o spiegare, ma intuire il momento in cui prediligere l’una o l’altra modalità.
La lezione di Le Guin ci libera dalle catene dei formalismi e ci ricorda che scrivere bene significa sviluppare orecchio, sensibilità e misura.
E voi, quando scrivete vi fidate del vostro istinto o vi lasciate guidare da regole rigide?
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