Daniele Del Giudice è stato uno degli scrittori italiani più raffinati degli ultimi decenni. Tutti i suoi libri sono il frutto di un lavoro lentissimo e rigoroso.
Chi lo ha conosciuto racconta che parlava della scrittura con la stessa precisione con cui un artigiano descrive il proprio mestiere.
Nella raccolta postuma “Del narrare”, ci lascia una delle riflessioni più affascinanti su come si scriva un romanzo.
Secondo Del Giudice, una storia non nasce mai da un progetto già definito. Esiste una “zona del narrare” e il compito dello scrittore è entrarci e lasciarsi guidare dalle energie che la attraversano.
È un’idea liberatoria.
Molti aspiranti scrittori durante la stesura di un romanzo cercano di controllare ogni dettaglio; Del Giudice suggerisce il contrario: la scrittura è soprattutto scoperta, deviazione, capacità di accettare che una storia riveli la propria forma mentre la si ascolta.
Questo non significa rinunciare alla tecnica, ma riconoscere che nessuna costruzione a tavolino può sostituire l’esperienza concreta della scrittura.
Forse è proprio questa la lezione più preziosa di “Del narrare”: non entrare nella “zona” con una mappa già disegnata, ma lasciare che sia la storia a indicarci il percorso.
E voi? Riuscite a farvi sorprendere dalla storia che state scrivendo?
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