Nel 1999, nella raccolta “Bagombo Snuff Box”, Kurt Vonnegut lasciò agli aspiranti scrittori otto consigli per scrivere una buona storia.
Lo fece, ovviamente, a modo suo: con molta ironia e una certa dose di spietatezza.
Il primo è forse quello da cui derivano tutti gli altri: rispettare il tempo del lettore, senza mai dargli la sensazione di averlo sprecato.
Per riuscirci, bisogna innanzitutto dare ai personaggi qualcosa da desiderare.
Non servono imprese eccezionali: possono voler essere amati, tornare a casa o semplicemente bere un po’ d’acqua. L’importante è che desiderino qualcosa: è la distanza tra ciò che vogliono e ciò che riescono (o meno) a ottenere a mettere in moto una storia.
A quel punto, suggerisce Vonnegut, lo scrittore deve diventare “sadico”: mettere i personaggi di fronte a delle difficoltà, costringendoli ad agire e sbagliare. Solo così il lettore scopre “di che stoffa sono fatti”.
Naturalmente la letteratura ha prodotto capolavori infrangendo ogni regola immaginabile. Ma quelle di Vonnegut restano ottimi esercizi di revisione: “Ogni frase deve fare una di queste due cose: mostrare un personaggio o far avanzare la storia”.
Provate allora a chiedervi a cosa serve ogni passaggio: se eliminandolo non cambia nulla, forse avete già la risposta.
E voi, quante frasi del vostro ultimo testo sareste pronti a eliminare?
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