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Un testo di narrativa si può giudicare da vari punti vista: il genere, il contenuto, lo stile, l’impatto culturale, il messaggio trasmesso, la fruibilità. Ma c’è un modo di vagliare l’efficacia di un libro, che ne travalica gli aspetti tecnici e specifici: leggerlo a voce alta.
La nascita della letteratura è legata alla tradizione orale. C’è da credere infatti che gli esseri umani abbiano iniziato a raccontare quanto fosse capitato loro di osservare ben prima che esistessero i testi scritti, descrivendo e “romanzando” battute di caccia particolarmente ben riuscite o vittorie in battaglia.
Una tradizione perpetuata nei secoli, ben oltre l’invenzione della scrittura: aedi, cantori, bardi, rapsodi, cantafavole, teatranti si occupavano di diffondere le storie attraverso la parola parlata o, per meglio dire, declamata, presso un pubblico incolto, che non avrebbe mai avuto accesso a biblioteche e incunaboli.
Questa forza originaria e primigenia dell’oralità si è tramandata sino alle attuali pubblicazioni. Provate a leggere a voce alta qualche pagina, magari partendo da quelle particolarmente ispirate. Noterete subito la differenza rispetto alla consueta lettura a mente, il testo sembra arricchirsi grazie al suono della vostra recitazione, per quanto improvvisata. Sembra riprendere vita. È proprio questo l’esame definitivo a cui dovete sottoporre una storia scritta per capire quanto valga veramente: deve reggere il confronto con le antiche narrazioni, intorno a un fuoco notturno.

(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)

NON siamo una casa editrice A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it  Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie infinite.

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