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La settimana scorsa in questa stessa rubrica parlavamo di traduzioni.
Ci siamo lasciati affermando che tradurre da una lingua all’altra diventa sempre più ostico man mano che il testo si fa più prezioso, almeno a livello stilistico: facile tradurre un giallo, difficile tradurre “Ulisse” di Joyce, difficilissimo tradurre “Finnegans Wake”. Come già si diceva, la forma letteraria in assoluto più complicata da voltare in una lingua diversa dall’originale è la poesia, proprio per la sua natura intimamente legata ai vocaboli scelti dal poeta per dare piena espressione ai suoi sentimenti.
Il discorso si è ripresentato di recente, sebbene toccando altri termini rispetto a quelli semplicemente tecnici: parliamo ovviamente della poetessa afroamericana Amanda Gorman, che ha raggiunto un’improvvisa notorietà internazionale dopo aver declamato un proprio poemetto il giorno dell’insediamento di Biden alla Casa Bianca.
I puristi del “politicamente corretto” di tutto il mondo pretenderebbero che si occupassero di tradurre le sue opere nei vari paesi donne nere con una storia personale vicina a quella dell’autrice. Ma, a parte la difficoltà statistica per scovarle, è questa la strada giusta?
Come faceva giustamente notare a tal proposito Ginevra Bompiani, a lei toccò tradurre Céline pur non essendo né collaborazionista né antisemita.
In altre parole, il buon traduttore è quello che riesce a spersonalizzarsi, mettendosi al servizio del testo assegnatogli, indipendentemente dal proprio vissuto.

(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)

NON siamo una casa editrice A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

 

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