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La conoscenza è innanzitutto conoscenza delle cose e dei fatti che ci circondano e conoscerli significa saper dare loro un nome.
Più i rapporti, le interazioni e i meccanismi sociali si fanno complicati e più parole saranno necessarie per designarli.
Quanto più è preciso un termine tanto più avremo afferrato la reale essenza di ciò che con esso indichiamo. Maggiore precisione equivale a un maggior numero di vocaboli.
Inutile dire che l’unica via per conoscere quante più parole possibili e saperle adoperare in maniera complessa e puntuale è quella della lettura. Chi ha coltivato a fondo un tale esercizio è padrone del mondo, perché sa sempre come impiegare quel dato termine e quale scarto esista tra un sinonimo e l’altro, per rendere il suo discorso quanto più aderente possibile a ciò che ha intenzione di descrivere.
La povertà terminologica è anche una povertà conoscitiva, chi parla con maggiore precisione ha il potere di destreggiarsi abilmente con la realtà circostante. Chi conosce poche parole è destinato a comprendere meno e peggio ciò che vede o sente.
Il generalizzato impoverimento del lessico può essere imputato al tipo di mezzo di comunicazione a cui la maggior parte delle persone tende a riferirsi di preferenza.
Il linguaggio televisivo e quello informatico sono forme espressive semplificate, rudimentali, utili a trasmissioni di notizie rapide e superficiali. Solo la letteratura può offrire un approfondimento pertinente e di ampio respiro, anche dal punto di vista lessicale. 

(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)

NON siamo una casa editrice A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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