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«Per uno scrittore la grammatica deve essere la prima delle scienze» diceva Joyce. Però la grammatica da sola è un’impalcatura vuota. Quello che serve al perfetto scrittore è affiancarla a un’elevata padronanza del linguaggio, sono questi i suoi strumenti indispensabili.
Se per grammatica si intende la piena consapevolezza di tutte le regole che occorrono a costruire la frase, per padronanza di linguaggio intendiamo la capacità mimetica dell’autore di rendere con precisione la materia di cui si occupa. La scrittura può riuscire in questo solo impadronendosi di quella terminologia specifica, legata a quello specifico ambiente che va descrivendo, così da aiutare il lettore a calarcisi come se lo conoscesse da sempre.
Melville, che aveva compiuto un viaggio di due anni sopra una baleniera, possedeva ogni termine utile per parlare della caccia alla balena bianca; William S. Burroughs aveva seguito in qualità di auditore corsi di medicina per poter poi parlare con cognizione di causa dell’anatomia del corpo umano, come spesso gli accadeva di fare nelle sue opere; l’ingegnere civile Carlo Emilio Gadda amava soffermare la penna sui particolari tecnici delle architetture brianzole o romane.
Uno scrittore che parli degli elementi atmosferici deve farsi meteorologo, se parla di colture deve farsi perito agrario, come il Manzoni nella celebre descrizione della vigna rinsecchita di Renzo Tramaglino. Solo così il suo testo ci saprà fare vedere dall’interno ciò che sta narrando.

(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)

NON siamo una casa editrice A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

 

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