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Il libro, prima ancora di essere un varco verso viaggi spirituali senza fine, come ci ricorda Sciascia nella frase sopra riportata, è un oggetto fisico, volendoci qui soffermare sulla sua tradizionale forma cartacea.
C’è chi tratta questo oggetto proprio come tale, non preoccupandosi troppo delle buone maniere, per così dire, c’è invece chi vi si accosta quasi si trattasse di un feticcio da mantenere il più possibile intonso.
A questa seconda categoria appartengono quei lettori che aborriscono orecchie, tracce di ditate o di inchiostro e segni di trascuratezza sulla copertina rigida. Costoro tutt’al più si limitano ad applicare un elegante ex-libris sulla prima pagina interna, infiocchettato dalle proprie generalità, per assicurarsi che nessun altro si possa impossessare impunemente di quel volume.
Non è detto però che chi “maltratta” un libro lo faccia esclusivamente per scarso riguardo.
Glossare i lati di una pagina con appunti o riflessioni scritti di fretta, segnalare le pagine maggiormente degne di nota con post-it, segnalibri improvvisati o ripiegandone gli angoli, persino lasciare macchie di cibo che rivelino la necessità di consumare letteratura contemporaneamente alla consumazione di un pasto frugale possono mostrare, al contrario, un approccio più libero e disincantato, ma non per questo più irrispettoso.
Un libro vissuto è un libro che è stato molto amato, tanto da recare ancora su di sé le prove dell’incontro anche materiale avuto con il proprio passionale fruitore.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
NON siamo una casa editrice A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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