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Come si impara a scrivere?
Frequentando la prima elementare, risponderete voi. Bene, cerchiamo di formulare meglio la domanda: come si impara a fare gli scrittori?
Una prima risposta potrebbe anche essere identica alla precedente: i fondamenti si acquisiscono sulle grammatiche scolastiche. La sintassi, la punteggiatura, i modi e i tempi dei verbi: senza le basi non si va da nessuna parte, come è ovvio.
Bisogna poi leggere molto ed esercitarsi molto, cercando di trovare il proprio stile, equivalente su carta della propria personalità.
Tutto questo vale per chi sia provvisto di un pur minimo talento, che vuol dire essere naturalmente portati per una tale attività. Altrimenti diventa difficile pensare di ottenere qualche risultato.
Da qualche decennio a questa parte fioriscono le scuole di scrittura. Quello che sembrano voler fare molte di esse è standardizzare la scrittura, spesso elencando una serie di elementi a loro parere imprescindibili: un incipit forte, la storia d’amore, il protagonista e almeno altri tre personaggi secondari, una trama avvincente, psicologie dei personaggi riconoscibili e non troppo artefatte.
Se poi andiamo a controllare i romanzi più importanti della storia della letteratura è facile accorgersi che nella maggior parte dei casi sono costruiti con regole “sui generis”, poco aderenti a quelle dettate dai maestri di scrittura.
Ogni volta che ci mettiamo a scrivere, infatti, ciò che davvero non si deve mai perdere di vista è l’originalità.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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