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A volte viene da domandarsi quanto abbia potuto influire il mezzo usato dallo scrittore sui propri scritti nelle diverse epoche. È possibile ipotizzare che la maggiore o minore difficoltà nel redigere una pagina influisca sulla resa espressiva della stessa.
Si può immaginare che il nitore e la sintesi espositiva che in generale caratterizzano la letteratura antica siano anche dovuti all’uso di strumenti poco agevoli, come stili o canne per incidere l’argilla, che è presumibile obbligassero a frasi brevi e costrutti concisi.
C’è da credere, poi, che meditassero a lungo su quel che avevano da dire prima di scriverlo, considerando quanto dovessero essere complicate le correzioni.
La penna d’oca ha di certo favorito l’evoluzione dello stile (sino alle sontuosità barocche), tuttavia viene da pensare che dover intingere continuamente la punta nel calamaio rischiasse di spezzare il filo logico delle idee che si aveva intenzione di esprimere.
Un passo in avanti si è avuto con le penne stilografiche e a sfera. Più ancora con la macchina da scrivere.
Ora la cosa è grandemente semplificata dal ricorso ai computer. Già Eco sosteneva che la scrittura digitale porti a frasi lunghissime e involute fino a rasentare l’anacoluto. Grazie a un mezzo tanto comodo siamo portati a “lasciarci andare”, riempiendo il documento Word di parole, a costo di incorrere in inutili ripetizioni.
L’aspetto migliore è che con il computer anche cassare, riscrivere o spostare interi periodi risulta molto più facile.
(Pensierino della notte: devo scrivere tanto, ogni giorno, e leggere molto di più. Pensierino del giorno: non basta avere ispirazione, creatività e talento: per scrivere bene servono anche disciplina, determinazione e allenamento.)
Siamo una casa editrice NON A PAGAMENTO, perciò investiamo i nostri soldi, lavoro e competenze solo per pubblicare libri di cui ci innamoriamo. Se siete degli scrittori meravigliosi, potete inviare i vostri testi, in formato word o pdf, a pubblicazione@popedizioni.it Ma prima rileggeteli, valutateli e correggeteli con onestà, generosità e rigore. E ricordate che i refusi non sono una disattenzione, sono una perversione. Grazie.

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