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Ricetta per una felicità perfetta…
Prendete cinque scrittori – di qualunque età, altezza e peso – e lasciateli essiccare per 15 anni.
Dopo averli risciacquati con cura da eventuali residui di tristezza, immergeteli in un infuso energizzante e rinvigorente a base di pappa reale e parole annotate su vecchi diari scritti nel pieno di una sana megalomania adolescenziale, e lasciateli cuocere a bassa temperatura per circa 6 mesi.
Quando i cinque scrittori avranno riacquistato un colorito roseo e una consistenza polposa, sgocciolateli delicatamente e trasferiteli in un canovaccio di cotone, precedentemente intiepidito con vapore euforizzante a base di onestà, generosità e rigore.
Lasciateli in posa per il tempo necessario affinché si convincano che utilizzare i propri risparmi per aprire una casa editrice sia non solo una buona idea, ma addirittura la migliore fra tutte le idee possibili – visto che in Italia si spendono soldi per qualunque tipo di cibo ma non per un libro –, quindi ricopriteli di una leggera pastella imprenditoriale, a base di sudore e fatica, e senza lasciarvi intenerire adagiateli in una padella capiente dove avrete precedentemente riscaldato l’olio fino a renderlo bollente, per testare la loro capacità di sopportazione e quanto siano determinati a realizzare un sogno: creare una casa editrice in cui gli scrittori diventano editori e riconoscono a ogni autore il 20% del prezzo di copertina su ogni copia venduta, tenuto conto che agli scrittori più fortunati solitamente viene riconosciuta una percentuale del 7%, ma spesso nessuna, e ancora più spesso sono obbligati a pagare per poter pubblicare il frutto del loro lavoro.
Quando i cinque scrittori, orribilmente ustionati, cominceranno a diventare dorati su entrambi i lati, scolateli da ogni remora in eccesso e convinceteli che – a dispetto del dolore – un mondo migliore è possibile, basta crederci ostinatamente e chiunque può realizzare un sogno, anche se controcorrente.
Servite la vostra ricetta per una felicità perfetta a temperatura ambiente, accompagnata da abbondante vino e una domanda: ma perché gli scrittori non devono guadagnare con il proprio lavoro?

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