La scrittrice Michela Murgia ha parlato più volte del concetto di “famiglia queer”, partendo dal popolare detto africano: “Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”.
E ne parlava cercando di proporre un modello di famiglia culturale, non naturale, che superasse la logica padre+madre+figli: una logica che risulta spesso oppressiva nei confronti della madre, se pensiamo a tutte quelle che devono lasciare il lavoro per crescere i figli.
O a quelle donne che rinunciano ad averne per paura di gestirli da sole.
La famiglia queer, invece, è una famiglia che si sceglie, a prescindere dai legami di sangue, in cui tutti accudiscono e contribuiscono attivamente: un luogo a cui si decide di appartenere, e non un nucleo a cui si è predestinati.
Una realtà di libero affetto, e non di imposizione, che può rappresentare una possibilità in più per tutti, anche per chi arriva da famiglie disagiate o violente.
E voi? Avete degli amici che considerate parte della vostra famiglia?




