Milano è una città che offre mille opportunità di lavoro e di svago. Eppure sa essere indifferente al bisogno e al dolore, con un’ostinazione assordante.
Non è inconsueto vedere nei sottopassi o nei tunnel persone che dormono per terra nei sacchi a pelo, con le macchine che sfrecciano di fianco.
Ogni tanto qualcuno si avvicina per guardare, offre una coperta o un cappotto, qualcuno si indigna, ma poi ci si abitua a vederli sdraiati dove nessun essere umano dovrebbe mai stare.
Fatte le dovute proporzioni, è quello che sta accadendo sui social con le testimonianze di chi resiste al genocidio nella Striscia di Gaza.
Tra una foto di un amico in vacanza e un video di un concerto compaiono bambini con arti amputati, sguardi stremati, uomini e donne che hanno perso figli, casa, lavoro, e della vita precedente conservano solamente la speranza.
Li vediamo davvero, mentre scrolliamo distrattamente le notizie, o in fondo stiamo solo cercando qualcosa di interessante da acquistare?
Sentiamo le loro lacrime bruciare o sono solo il fotogramma di una tragedia lontana?
Forse esiste un modo per sottrarsi “all’abitudine del dolore”, e probabilmente si basa sulla capacità di ognuno di mantenersi umani.
Ma anche questo, a volte, sembra un ricordo lontano.
E voi? Come fate a preservare la vostra umanità?




