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Qualche volta mi accorgo che essere gentile è il modo più semplice per restare umani in un mondo che corre e travolge tutto.
Non è ipocrisia né buonismo: è una scelta di tono, di ritmo, di misura. Lasciar passare qualcuno in fila, rispondere con calma a una frase scortese.
Nel farlo, mi sento un po’ sovversiva perché oggi la gentilezza sembra quasi un gesto ribelle di fronte alla maleducazione che ci circonda.
E invece basta poco: ascoltare, lasciare spazio, soppesare le alternative prima di reagire bruscamente, non trasformare ogni scambio di opinione in un duello. Sembrano sciocchezze, ma sono gesti capaci di cambiare il clima di una giornata e restituire senso alla parola collettività.
Perché non siamo belve in gabbia pronte a sbranarci, ma individui che abitano in case vicine e che condividono spesso la stessa faticosa quotidianità.
Abbiamo intenti comuni (vivere facendo quello che ci rende felici) e dovremmo aiutarci, invece di litigare nelle riunioni condominiali, sui mezzi pubblici, in ufficio, fermi nel traffico.
Io ci provo a essere gentile: a volte ci riesco, a volte no. Ma quando ci riesco, mi sento più leggera e più libera.
E voi? A essere gentili vi sentite più liberi o più stupidi?

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