Ho degli amici che sono spesso scontenti.
Si lamentano dei figli, del lavoro, dello stipendio, del proprio aspetto, dei suoceri, delle domeniche noiose, delle settimane frenetiche.
Ogni ricorrenza diventa l’occasione per rammaricarsi di non aver fatto questo, oppure di aver sbagliato a fare quell’altro.
Io li ascolto e penso che in fondo sono felici, altrimenti non avrebbero le forze per lamentarsi di continuo.
Però non lo sanno. Vivono giornate tutto sommato serene, ma sono sempre in attesa di una fantomatica felicità che pare non arrivare mai.
Ma questo tipo di felicità esiste davvero?
Tolta l’euforia di alcuni incontri sentimentali e sessuali, e la soddisfazione di aver raggiunto qualche traguardo professionale o economico, che cos’è la felicità?
Potersi confidare con una persona amica senza aver paura di sentirsi ridicoli?
Appoggiare la testa sul petto di qualcuno che non ci manderebbe mai via?
Tenere per mano un bambino?
Guardarci allo specchio dopo una giornata qualunque e sentirci orgogliosi di non essere diventati adulti cattivi e spregevoli?
O forse la vera felicità è pensare che il meglio debba ancora arrivare?




