Ho sempre considerato l’età adulta come un percorso scandito da riti di passaggio: il primo lavoro “vero”, il matrimonio, la casa di proprietà, i figli.
Binari rigidi che trasformano i giovani in pilastri della società, a volte sacrificando desideri e inclinazioni personali in nome del dovere.
Oggi quei binari sono saltati.
Viviamo in una società che celebra l’eterna giovinezza e trasforma la maturità in un traguardo quasi spaventoso.
Siamo la generazione dei “giovani-adulti” a oltranza, con carriere precarie, case in affitto e la sensazione di dipendere dai nostri genitori anche dopo i quarant’anni.
Senza quei vecchi schemi ci sembra di giocare a fare i grandi, mentre dentro di noi cerchiamo ancora il permesso di qualcuno per poter decidere, o anche solo desiderare.
Eppure, essere adulti significa smettere di aspettare che qualcuno ci dica cosa fare, e assumerci la responsabilità di scegliere chi essere in un mondo instabile.
I nostri genitori sembravano avere tutte le risposte. Noi, invece, stiamo imparando a convivere con le domande.
E voi? Vi augurate di crescere il più tardi possibile?




