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Scorro le pubblicità sul telefono e, per un attimo, mi convinco: quel nuovo acquisto risolverà tutto.
Con quelle scarpe camminerò meglio, con quel tavolo la mia casa sarà finalmente accogliente, con quell’agenda diventerò una persona più ordinata.
Poi il pacco arriva, lo apro e l’euforia dura dieci minuti. L’oggetto del momento finisce sulla mensola insieme a tutti gli altri e io sono esattamente la stessa di prima, solo con qualche euro in meno sul conto corrente.
Quando abbiamo iniziato a pensare che la felicità possa dipendere da ciò che compriamo?
Me lo domando spesso.
Gli spot ci ripetono che ci manca sempre qualcosa: un vestito nuovo, un telefono migliore, uno shampoo miracoloso. Così accumuliamo cose che dopo pochissimo tempo smettono di interessarci e non usiamo più.
Perché acquistiamo?
Io a volte lo faccio perché mi annoio, sono triste e vorrei qualcosa di nuovo, che mi faccia sentire una persona speciale.
Però spendiamo energie a rincorrere oggetti che promettono di cambiarci la vita, dimenticando che quello che ci serve davvero è più semplice: tempo libero, tranquillità e spazio mentale.
Forse la felicità non è poter comprare tutto, ma smettere di sentirsi (fisicamente ed economicamente) inadeguati.
E a voi succede? Vi capita di comprare qualcosa per stare meglio, e poi accorgervi che non è cambiato nulla?

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