Quando voglio comprare qualcosa, guardo subito il cartellino con il prezzo.
Trenta euro, cinquanta, cento. Poi decido se posso permettermelo.
Quasi mai, però, mi pongo la domanda più importante: quanto tempo della mia vita vale quell’oggetto?
Per guadagnare quella cifra ho lavorato per ore. E altre ne spenderò per sceglierlo, ordinarlo, spacchettarlo e trovargli un posto in casa.
Eppure continuo a pensare che il prezzo sia soltanto un numero.
Forse la società dei consumi ci ha abituati a separare il denaro dalla fatica necessaria per guadagnarlo.
Perciò spendere diventa un gesto immediato, quasi astratto: basta un click, una carta appoggiata al Pos, una rata mensile apparentemente innocua… e così, il mercato anestetizza la percezione del costo.
Ma se su ogni camicia, smartphone o cena al ristorante trovassimo scritto “dieci ore della tua vita” invece di “cento euro”, li vorremmo ancora?
Non credo che la soluzione sia smettere di comprare. Vorrei soltanto ricordarmi che ogni acquisto è anche una scelta su come impiegare il mio tempo.
E voi? Prima di acquistare qualcosa, pensate mai a quante ore di lavoro vi costerà davvero?



