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Sin da piccole ci insegnano che andare a scuola, e poi all’università, è un’ottima opportunità per imparare, e per imparare a pensare.
Perché studiare ci aiuta a immaginarci da grandi, con i nostri progetti, e ci fornisce gli strumenti per realizzarci professionalmente ed economicamente (se non fossimo un Paese in cui trovare lavoro è un’impresa titanica, ma questa è un’altra faccenda).
E così diamo per scontato che studiare sia un diritto. Dimenticando che per le donne questo diritto è una conquista relativamente recente.
Quante delle nostre nonne non hanno potuto continuare gli studi, destinate al matrimonio e alla cura della famiglia?
Quante di loro si sono sentite ripetere che l’istruzione era un privilegio riservato al figlio maschio?
Tempi lontani, in cui le donne e gli uomini si sono battuti affinché lo studio non fosse più un privilegio, ma un diritto, a prescindere dal sesso.
E se in Italia possiamo parlare al passato di questa inaccessibilità allo studio (e di conseguenza ad alcuni lavori più redditizi e gratificanti), in molti Paesi è un diritto tuttora negato.
Come lo è diventato per le donne afghane che da qualche mese, con l’avvento dei talebani, hanno visto trasformare il diritto all’istruzione in un divieto.
Un divieto, non un privilegio.
Infatti, i talebani hanno reso obbligatoria per le donne solo l’istruzione primaria, impedendo di proseguire la formazione secondaria e universitaria.
Scaraventate nel più profondo passato in un attimo.
E a niente sono valsi gli appelli, le manifestazioni, le rimostranze, accompagnati dal terrore che anche le proteste più sacrosante potessero essere zittite con la violenza.
Alle donne afghane è stata tolta la penna di mano, ma non la voce, e infatti continuano a protestare, e a inorridire davanti a un sopruso sconvolgente.
Ma per quanto tempo resisteranno?
Le donne afghane non possono più scegliere se studiare o meno. Per i talebani è sufficiente che siano alfabetizzate.
Perché lì gli uomini lo sanno, che l’istruzione e la conoscenza sono le armi più affilate per formare un carattere, una coscienza, per fortificare la volontà, per instillare il dubbio. Per disobbedire.
E non si fa.
(Francesca C.)

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