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Le donne sono protagoniste del nostro tempo, ma vittime dei ritmi maschili.
La società occidentale, dal Novecento a oggi, è stata la prima comunità umana nella storia che ha visto le donne accedere a qualsiasi mestiere e professione.
Così il settore pubblico e il mondo del lavoro si sono lentamente aperti alle nuove presenze femminili: ingegneri, medici, politiche, militari, magistrate, insegnanti, manager.
Eppure alle donne si richiede non solo di continuare a occuparsi della famiglia, ma anche di essere ottime lavoratrici.
Purtroppo, al di là di tante vuote parole sulla uguaglianza di genere, la realtà è che la vera parità dei sessi si raggiungerà “quando una donna stupida prenderà il posto di un uomo stupido senza che nessuno se ne accorga”.
Le donne hanno abdicato al loro tempo per portare avanti sia il lavoro, che resta scandito da ritmi maschili che prevedono dedizione e impegno continuo, sia la cura della famiglia, che troppo spesso grava solo sulle loro spalle.
Vittime di questa mancata conciliazione della sfera privata con quella professionale, molte donne si trovano di fronte a una scelta: tentare di consolidare la propria posizione lavorativa o procreare?
Così essere madre diventa sempre più un privilegio, dimenticando che la scelta di non avere figli – scelta assolutamente legittima – dovrebbe essere libera, non indotta da necessità.
Avere un bambino non solo richiede tempo, da spendere per la maternità, per l’educazione e la cura dei figli, ma andrebbe fatto al momento opportuno.
Invece la carriera non aspetta e l’orologio biologico, nel frattempo, ticchetta. Se fino a 40 anni una donna ha una probabilità di rimanere incinta che oscilla da un minimo di 10 a un massimo del 17%, oltre questa soglia la possibilità scende drasticamente al 5%.
Così accade che le gravidanze arrivino sempre più tardi o non arrivino affatto, a causa della difficoltà per le donne di trovare e mantenere un posto di lavoro che conceda questi tempi, e il senso di frustrazione aumenta.
Perché dobbiamo scegliere se essere leali con noi stesse, aspirando a una posizione lavorativa che soddisfi le nostre aspettative o madri che si accontentano di lavori inadeguati?
(Francesca C.)

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