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Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina Fb e Ig “Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne dai pregiudizi e dai pericoli del web:
Negli ultimi giorni, leggendo le notizie, mi sono accorta di una parola ricorrente: “vulvodinia”, che non avevo mai sentito prima.
Il termine “vulvodinia” nelle ultime settimane è balzato all’onore delle cronache perché il Comitato Vulvodinia e Neuropatia del pudendo, assieme alla testimonial nonché paziente Giorgia Soleri, ha presentato alla Camera e depositato in entrambi i rami del Parlamento una proposta di legge per riconoscere queste due patologie nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del Sistema Sanitario Nazionale.
Si tratta di due realtà poco note, di cui però soffrirebbe il 15% delle donne italiane, e che hanno violente ripercussioni nella vita di chi deve imparare a conviverci.
La prima comporta bruciore e pressione localizzati in una o più parti del complesso vulvare, la seconda è una sindrome cronica dovuta alla sofferenza delle fibre nervose del nervo pudendo.
Queste patologie generano un dolore ad ampio raggio difficilmente sopportabile, mentre le terapie attuali portano solo a un alleviamento delle sofferenze dal punto di vista fisico.
Ma sia la vulvodinia che la neuropatia del pudendo hanno ripercussioni sullo stile di vita di chi ne soffre.
Immaginate che cosa significhi compiere normali azioni quotidiane dovendo coesistere con la presenza costante di dolore, prurito e bruciore, oltre a profondi disagi dal punto di vista sessuale.
Ecco perché è così importante che questo disegno di legge venga approvato.
Come ha raccontato Giorgia Soleri, che ha iniziato a soffrire di vulvodinia a 16 anni e ha ricevuto la diagnosi solo quando ne aveva 24, per otto anni le è stato ripetuto che era tutto nella sua testa, come ai tempi “dell’isteria femminile”.
Infatti, il Comitato chiede una terapia efficace a contrastare la vulvodinia e la neuropatia del pudendo, con un’adeguata formazione del personale ospedaliero, anche per poter riconoscere immediatamente i sintomi di queste patologie.
Affinché nessuna debba sentirsi dire: “Non hai niente, devi solo smettere di pensarci”.
(Sara C.)

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