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Più del suo viso, mi ricordo perfettamente l’odore della sua pelle quando mi abbracciava: acqua di fiume e sapone. Chiudevo gli occhi e mi perdevo, con l’impazienza e l’allegria di una bambina davanti al mare. Sapevo che sarebbe stato magnifico scambiarci odori e sapori, quasi avessimo la stessa pelle, un unico corpo che scivolava tra le nostre mani. E ogni volta ricominciavamo daccapo, nell’assenza totale di pensieri e il mondo tutto intorno che si scontornava. Ce ne restavamo sospesi a mezz’aria, senza peso, senza forma, senza difetti, nessuna aspettativa per il domani.
Giorno dopo giorno, i nostri corpi diventavano sempre più uguali. Quasi che a sentire le stesse emozioni si possano modificare persino i tratti del viso. Se ne accorgeva chiunque: più passava il tempo e più noi due ci somigliavamo. Ma era un disastro: lui parlava e io non capivo, io parlavo e lui non mi ascoltava, io lo rendevo insicuro e diffidente, lui mi rendeva fragile e ostile, mentre la magia dei nostri corpi si piegava sotto il peso del sentirci razionalmente estranei.
Sono i misteri della pelle, che in rarissime occasioni ti avvicinano profondamente pur lasciandoti lontano. Ci siamo amati per molto tempo, poi abbiamo scelto di non incontrarci più, eravamo troppo infelici.
I sentimenti nascono, crescono e talvolta si assottigliano fino a svanire. È difficile far crescere un rapporto e difenderlo dalla rabbia, dai preconcetti, dalla frustrazione. Credevo che noi due saremmo stati vicini per sempre e invece nel tempo di un battito eravamo già altrove, ognuno a coltivare la propria vita, a trasformarla in qualcosa di buono, che ci aiutasse ad essere felici. Ed è andata così, siamo stati felici con altre persone perché abbiamo rinunciato all’idea di noi due insieme.
Ma più del suo viso, ancora oggi, mi ricordo l’odore e la perfezione dei nostri corpi uniti. Ed è un ricordo prezioso, che mi fa stare bene, perché la nostra relazione mi ha insegnato a valutare alcuni aspetti di me che non conoscevo, alcune debolezze e pretese, e non importa che fossero giuste o ingiuste, erano comunque le mie. E ho dovuto tenerne conto.

 

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